Saschall, racconto più o meno verosimile della serata

Come sono andate le cose...

Ogni occasione è buona per fare beneficenza e quindi accetto di buon grado l'invito a cena della mia amica Paola presso Saschall a Firenze. Cenare all'interno di un teatro tenda durante una maratona di danza mi appare subito insolito, ma partecipare alla raccolta fondi per l'ospedale dei bambini Meyer scaccia ogni perplessità. C'è molta e i tavoli rotondi  riservati ai VIP sono tutti pieni. In alcuni avverto un leggero fermento, come se sotto le tovaglie viaggiasse una sorta di scarica elettrica positiva che, col passare dei minuti, mi contagia creando  un'aspettativa che non credevo di celare. Paola è come me, la conosco: occhi puntati sul palco, in attesa. Le cose da vedere sono tante e diverse: dal Coro Gospel all' hip-hop, dalla danza moderna a Grease. Non sento quasi il cibo masticando automaticamente e scoprendo talenti che la tv sognerebbe nella sua spasmodica ricerca di nuovi volti non sempre all'altezza. Ma la corrente elettrica permane e non capisco da chi provenga, anzi, aumenta quando all'improvviso si fa buio sul palco. Si sbirciano, fra un flash e l'altro, persone con tavoli e sedie, persone in piedi, immobili, ma non si accende nulla così sento salire l'elettrcità dalle gambe e mi scopro attentissima, quasi all'erta come Paola che sobbalza quando il cameriere accosta il nuovo piatto.


Ecco. Si sono accese delle luci vagamente rossastre e sul fondo leggo “Amori e Gelosie”. Ci siamo, penso, non ne avevo abbastanza a casa? E il dialogo fra i due giovani uomini sul palco mi pare così verosimile che li prenderei a schiaffi nel loro tentativo di seduzione verso una ragazzina, splendida, definita “bocconcino”. Poi il bocconcino canta e si trasforma in usignolo: leggera ma determinata a difendere se stessa. Una piccola donna con la civetteria della bimba e la determinazione della donna fatta (si trascina il “seduttore” tirandolo per la cravatta!). Ma lui risponde. Eccome se risponde! Una voce soul, capace di descriversi e di sottolineare passaggi di un pezzo a tratti buffo e giocoso, che non si sente tutti i giorni! Davvero vivo questo battibecco e mi viene voglia di sbirciare nella sceneggiatura per vedere dove porteranno le bisbocce di questi due. Sono leggiadri questi attori sul palco, penso. Così arriva colei che intuisco essere una moglie, forse tradita, forse infamata, che con una voce di cristallo e con una mimica facciale da cinema di classe grida tutto il suo disappunto verso questa relazione che fa acqua da tutte le parti. Ho la pelle d'oca e quando torna il marito di lei, beffardo all'inizio e nostalgico alla fine, vorrei tanto che quella storia fosse mia, così diversa da quella che vivo ogni giorno. Si incontrano, le due mogli della vicenda, si consolano, si incoraggiano e la nuova moglie, tanto diversa dalla prima per espressione e fisicità, grida con voce nera e tanta rabbia il suo rancore: “se lui non mi vuol più non posso certo morire!” e se lo dicessi anche io?


E se seguissi i consigli di quel folletto leggero che si muove sul palco come una libellula con i guanti rossi? Sembra un'amica, un consigliere o una maga ma si muove con leggiadria enfatizzando la morale del Musical: aver coraggio nell'amore. Infine, avessero voluto stringermi il cuore in una morsa di emozioni, non avrebbero potuto fare di meglio che non riconciliarsi, due innamorati, sulle note di un pezzo pieno di calore umano che definirlo amore sarebbe riduttivo. Un uomo, con una voce strepitosa, e una donna si tengono per mano, si guardano negli occhi, si amano e si baciano tutto su quel palco, dinanzi agli occhi di persone che hanno anche smesso di masticare pur di sentire le loro vibrazioni. Il finale è allegro, corale, luminoso e Paola mi guarda ma io ho i lucciconi agli occhi come se avessi rivisto un vecchio film di quelli dei quali si rimane innamorati tutta la vita e si rivedono mille volte e più. Mi scotto le mani per gli applausi e ringrazio Paola per l'invito. Nutro un rammarico: non aver capito l'origine dell'elettricità. Nutro un proposito: scoprirlo alla prossima rappresentazione, quella intera.